Visualizzazione post con etichetta Bukowski. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bukowski. Mostra tutti i post

domenica 17 luglio 2011

Bukowski's back

Oggi vi presento una poesia di Charles Bukowski che a me è sempre piaciuta parecchio. Sotto trovate il testo originale. Buona lettura e buon lunedì!
Today i present to you a poem of Charles Bukowski. Have a good reading!
That's all FOLKS!!!

Il genio della massa

C'è abbastanza perfidia, odio, violenza, assurdità nell'essere umano medio
per rifornire qualsiasi esercito in qualsiasi giorno

E i migliori assassini sono quelli che predicano la vita
E i migliori a odiare sono quelli che predicano l'amore
E i migliori in guerra - in definitiva - sono quelli che predicano la pace

Quelli che predicano Dio hanno bisogno di Dio
Quelli che predicano la pace non hanno pace
Quelli che predicano amore non hanno amore

Attenti ai predicatori
Attenti ai sapienti
Attenti a quelli che leggono sempre libri
Attenti a quelli che o detestano la povertà
o ne sono orgogliosi
Attenti a quelli che sono sempre pronti ad elogiare
poichè hanno loro bisogno di elogi in cambio
Attenti a quelli pronti a censurare
hanno paura di quello che non sanno
Attenti a quelli che cercano continuamente
la folla; da soli non sono nessuno
Attenti agli uomini comuni alle donne comuni
attenti al loro amore, Il loro è un amore comune
che mira alla mediocrità

Ma c'è il genio nel loro odio
c'è abbastanza genio nel loro odio per ucciderti
per uccidere chiunque.
Non volendo la solitudine
non concependo la solitudine
cercheranno di distruggere tutto ciò
che si differenzia da loro stessi.
Non essendo capaci di creare arte
non capiranno l'arte.
Considereranno il loro fallimento, come creatori,
solo come un fallimento del mondo intero.
Non essendo in grado di amare pienamente
considereranno il tuo amore incompleto
e poi odieranno te
e il loro odio sarà perfetto.

Come un diamante splendente
Come un coltello
Come una montagna
Come una tigre
Come cicuta

La loro arte
più raffinata.

The Genius Of The Crowd

there is enough treachery, hatred violence absurdity in the average
human being to supply any given army on any given day

and the best at murder are those who preach against it
and the best at hate are those who preach love
and the best at war finally are those who preach peace

those who preach god, need god
those who preach peace do not have peace
those who preach peace do not have love

beware the preachers
beware the knowers
beware those who are always reading books
beware those who either detest poverty
or are proud of it
beware those quick to praise
for they need praise in return
beware those who are quick to censor
they are afraid of what they do not know
beware those who seek constant crowds for
they are nothing alone
beware the average man the average woman
beware their love, their love is average
seeks average

but there is genius in their hatred
there is enough genius in their hatred to kill you
to kill anybody
not wanting solitude
not understanding solitude
they will attempt to destroy anything
that differs from their own
not being able to create art
they will not understand art
they will consider their failure as creators
only as a failure of the world
not being able to love fully
they will believe your love incomplete
and then they will hate you
and their hatred will be perfect

like a shining diamond
like a knife
like a mountain
like a tiger
like hemlock

their finest art

giovedì 30 settembre 2010

Crucifix in deathhand

Oggi vi presento una poesia di Bukowski che a me è sempre piaciuta moltissimo. L'immagine di questo crocefisso tenuto "saldamente" nel pugno di un morto mi ha sempre colpito ed ha alimentato il mio immaginario fin dalla prima volta in cui l'ho letta. Segue il testo originale. Buona lettura!
That's all FOLKS!!!

Crocifisso nel pugno d'un morto

sì, cominciano tra i salici, direi,
i monti inamidati cominciano tra i salici
e vanno via così senza badare
né ai puma né alle pesche
chissà come
questi monti somigliano a una vecchia
con poca memoria e una sporta per la spesa.
siamo in una conca. ecco
l'idea. giù nella sabbia e tra i vicoli,
questa terra trafitta, percossa, divisa,
stretta come un crocifisso nel pugno d'un morto,
questa terra comprata, rivenduta, ricomprata
e ancora venduta, le guerre finite da un pezzo,
tornati gli spagnoli nella Spagna lontana
sempre nel bussolotto, e adesso
agenti immobiliari, lottizzatori, proprietari terrieri, costruttori
di autostrade che discutono. questa è la loro terra
e io ci cammino sopra, ci vivo per un po'
qui dalle parti di Hollywood vedo giovani nelle stanze
che ascoltano vitree registrazioni
e penso anche ai vecchi stanchi di musica
stanchi di tutto, e la morte come suicidio
credo siaqualche volta volontaria, e per avere un pungo d'appoggio
qui sulla terra è meglio ritornare
al Grand Central Market, vedere le vecchie messicane,
i poveri... sono certo che hai visto queste stesse donne molti anni
prima
discutere
con gli stessi giovani impiegati giapponesi
spiritosi, intelligenti e dorati
tra i loro mucchi di arance, di mele,
avocado, pomodori, cetrioli -
e sai che aspetto hanno, hanno davvero un bellissimo aspetto
ti sembra che potresti mangiarteli tutti
accendere un sigaro e, col fumo disfarti del mondo cattivo.
poi è meglio tornare nei bar, gli stessi bar
lignei, verdi, spietati, stantii
col giovane poliziotto di passaggio
terrorizzato e in cerca di guai
e la birra è sempre cattiva
ha un sapore che si confonde già col vomito
e la putrefazione, devi farti forza tra le ombre
per ignorarlo, ignorare i poveri e te stesso
e la borsa della spesa che tieni tra le gambe
bella piena di avocado, arance e pesce fresco
e bottiglie di vino, chi ha bisogno di un inverno
come quelli di Ford Lauderdale?
25 anni fa c'era sempre una battona
con una membrana su un occhio, che era troppo grassa
e faceva campanule d'argento con la stagnola
delle sigarette. allora il sole sembrava più caldo
anche se forse non era affatto vero
e tu porti fuori la borsa
della spesa e cammini per la strada
e la birra verde ti resta là sospesa
proprio sopra lo stomaco come
uno scialle corto e vergognoso,
e tiguardi intorno e non vedi
più
vecchi.

Crucifix in deathhand

yes, they begin out in a willow, I think
the starch mountains begin out in the willow
and keep right on going without regard for
pumas and nectarines
somehow these mountains are like
an old woman with a bad memory and
a shopping basket.
we are in a basin. that is the
idea. down in the sand and the alleys,
this land punched-in, cuffed-out, divided,
held like a crucifix in a deathhand,
this land bought, resold, bought again and
sold again, the wars long over,
the Spaniards all the way back in Spain
down in the thimble again, and now
real estaters, subdividers, landlords, freeway
engineers arguing. this is their land and
I walk on it, live on it a little while
near Hollywood here I see young men in rooms
listening to glazed recordings
and I think too of old men sick of music
sick of everything, and death like suicide
I think is sometimes voluntary, and to get your
hold on the land here it is best to return to the
Grand Central Market, see the old Mexican women,
the poor . . . I am sure you have seen these same women
many years before
arguing
with the same young Japanese clerks
witty, knowledgeable and golden
among their soaring store of oranges, apples
avocados, tomatoes, cucumbers -
and you know how these look, they do look good
as if you could eat them all
light a cigar and smoke away the bad world.
then it's best to go back to the bars, the same bars
wooden, stale, merciless, green
with the young policeman walking through
scared and looking for trouble,
and the beer is still bad
it has an edge that already mixes with vomit and
decay, and you've got to be strong in the shadows
to ignore it, to ignore the poor and to ignore yourself
and the shopping bag between your legs
down there feeling good with its avocados and
oranges and fresh fish and wine bottles, who needs
a Fort Lauderdale winter?
25 years ago there used to be a whore there
with a film over one eye, who was too fat
and made little silver bells out of cigarette
tinfoil. the sun seemed warmer then
although this was probably not
true, and you take your shopping bag
outside and walk along the street
and the green beer hangs there
just above your stomach like
a short and shameful shawl, and
you look around and no longer
see any
old men.

venerdì 2 luglio 2010

Hank il nazista?

Non diciamo assolutamente cazzate. Bukowski era nazista quanto i punk che per provocare andavano in giro con le magliette con la svastica sopra... solo che bukowski lo fece giusto qualche annetto prima e durante la seconda guerra mondiale... piccole differenze... quando non essere ne pacifista ne patriota era un delitto quanto ammazzare la propria madre e squagliarla nell'acido in stile mafioso.
Vi allego in questo post un racconto che purtroppo, grazie all'epurazione italiana delle varie edizioni di "Storie d'ordinaria follia" (presente invece nelle edizioni in inglese... siamo sempre stati un paese molto libero e largo di vedute) è stato casualmente omesso. Per fortuna stampa alternativa ebbe una maggiore lungimiranza nel giudicare questo racconto di poche pagine. "Svastica" di Charles Bukowski è una provocazione pura che negli anni controllati dalla DC-Servizi segreti americani-etc etc non poteva essere accolta neanche dalla così libera (ma poi mica tanto libera) Feltrinelli che su "Storie d'ordinaria follia" ancora ci continua a guadagnare allegramente. Vi lascio alla lettura.
That's all FOLKS!!!

venerdì 11 giugno 2010

Già... che te ne fai...

Che te ne fai di un titolo roboante se poi il contenuto, l'essenza/sostanza è poca o tendente al banale?
Per me è il titolo ideale per una poesia... il titolo perfetto... altro di meglio non si può trovare...
Per questo infatti Bukowski ci pensò già molto tempo fa... eccovene la prova... oggi ci siamo concessi il bis... pendonate l'intrusione doppia! Buona lettura!

Che te ne fai di un titolo?

Non ce la fanno
i belli muoiono tra le fiamme:
sonniferi, veleno per i topi, corda,
qualunque cosa........
si strappano le braccia,
si buttano dalla finestra,
si cavano gli occhi dalle orbite,
respingono l'amore
respingono l'odio
respingono, respingono.

non ce la fanno
i belli non resistono,
sono le farfalle
sono le colombe
sono i passeri,
non ce la fanno.

una lunga fiammata
mentra i vecchi giocano a dama nel parco
una fiammata, una bella fiammata
mentre i vecchi giocano a dama nel parco
al sole

i belli si trovano nell'angolo di una stanza
accartocciati tra ragni e siringhe, nel silenzio,
e non sapremo mai perchè se ne sono andati,
erano tanto
belli.

non ce la fanno
i belli muoiono giovani
e lasciano i brutti alla loro brutta vita.
amabili e vivaci: vita e suicidio e morte
mentre i vecchi giocano a dama sotto il sole
nel parco.

mercoledì 13 gennaio 2010

Una pausa "poetica"

Un bel monologo sullo "stile" dal film "Storie d'ordinaria follia" di Marco Ferreri, ispirato alla grandissima raccolta di racconti dell'ancor più grande Charles Bukowski!
That's all FOLKS!!!

[Lasciamo perdere la merda e parliamo della cosiddetta "Arte"

Stile...

Lo stile è una risposta a tutto
Un modo nuovo di affrontare la noia e le cose pericolose
Fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile
Fare una cosa pericolosa con stile è quello che io chiamo arte
La corrida può essere un'arte
Boxare può essere un'arte
Scopare può essere un'arte
Aprire una scatola di sardine può essere un'arte
Non molti hanno stile
Non molti possono mantenere uno stile
Avrò visto cani che hanno più stile degli uomini
Anche se non molti cani hanno stile
I gatti ne hanno in abbondanza
Quando Hemingway si spiaccicò il cervello con una cannonata... quello è stile
Certi tipi ti insegnano lo stile
Giovanna D'Arco aveva stile,
Giovanni Battista, Gesù, Socrate, Cesare, Carcia Lorca
In prigione ho incontrato uomini con stile
Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori di prigione
Lo stile è una differenza
Una maniera di fare
Un modo di essere fatti
Sei aironi che stanno immobili in uno specchio d'acqua
Oppure tu che esci nudo dalla vasca da bagno senza vedermi]

mercoledì 7 ottobre 2009

La confraternita del Fante

Due parole sul grande John Fante. Chiedi alla polvere. Che romanzo. Che grandezza. Capisco finalmente, solo ora, cosa intendeva Bukowski quando parlava di grandezza letteraria di Fante. La sua scorrevolezza. La sua autenticità unita al cinismo, all'umorismo.
Ma Fante non è solo Chiedi alla polvere. L'anno scorso, finalmente, ho avuto la possibilità di leggere tutta la sua opera e devo dire che la trovo validissima tanto quanto il suddetto romanzo che è stata la prima opera fantiana che ho letto.
Vi consiglio, se vi va e se ne avete tempo, di leggerlo in lingua originale. Quest'estate l'ho comprato in Irlanda e me lo sono ri-letto di gusto. È abbastanza semplice da capire anche per chi, come me, non sa benissimo l'inglese. È veramente un'altra cosa leggere i libri nella lingua in cui sono stati scritti... sono molto più gustosi!!!
Vabbè... vi lascio alla lettura di questa piccola poesia che ho dedicato al mitico John e soprattutto con l'invito di leggervi qualcosa di suo! Non sarà tempo perso! Ve lo assicuro!
That's all FOLKS!!!

Alla fante dell'esistenza

È una strada
ad ovest di Roma
polverosa
alla quale
tutto si può chiedere.

Tutto, compresa la destinazione
dei nostri sogni ormai perduti:
ritrovati in dei bunker
sotto colline californiane
simili a colli latini
ospitanti future glorie
imperiali.

Gli si può chiedere
il destino di chi l'ha percorsa
e non ne ha visto la fine.
Di chi si è fermato
a metà per bersi
un po' di Chianti, figlio dell'uva
insieme ai confratelli
bestemmianti
inclini alla pelide ira.

Gli si può domandare
quanto grande sia la nostra fame:
questa fame saziata
dall'ennesimo pieno di vita
effettuato al distributore
alla fonte sgorgante
della fetida esistenza.

Se è lecito
le si può gentilmente
chiedere
se sia opportuno attendere
fino a primavera
per innamorarsi
dei soliti individui vuoti
che circondano
la nostra sfera d'influenza.

Se è possibile
lenire
le sofferenze di un
anno terribile
grazie ad un vino
rosso rubino
distillato e fuoriuscito
dalle nostre vene
rubiconde e grasse.

Le si può chiedere.
Quello che non ha detto
è che molto spesso
e volentieri
non ha tempo di fornirci
la risposta
che tanto desideriamo.
La bugia artificiale
che più ci aggrada
per nascondere la verità
celata nella
polvere.

venerdì 2 ottobre 2009

The Blue Bird - Charles "Hank" Bukowski

Oggi le parole spese, malamente o no, non sono le mie. Le parole spese sono di uno scrittore coscente di esserlo fin da quando aveva tredici anni. Di un tizio che si pensava (e secondo me ancora si pensa) fosse soltanto un rozzo ubriacone. E non un poeta. Di un tipo che in apparenza era sciatto. Vuoto. Ed invece al suo interno aveva della bellezza. Della bellezza che aveva paura di esternare. Mostrarla agli altri. Altri che, nel suo tipo di mondo, non avevano, evidentemente, gli occhi giusti per poterla apprezzare. Allora, nel buio di una solitaria stanza ai confini della povertà, ecco che la luce della sua bellezza interiore, rischiarava quel tempio di indigenza facendogli compagnia.

Guardando in giro tanta gente ben vestita e dedita allo sviluppo costante ed incessante della cultura delle apparenze, mi domando quanta bellezza si portano dentro. Sarà poi vero che quando uno si guarda troppo fuori, non vede i disastrosi effetti che tale politica dell'esterno provoca al suo spirito? Sarà direttamente od inversamente proporzionale questo rapporto tra esterno ed interno? Io dico che... dipende. Però un minimo di equilibrio ci deve essere.
Come diceva il professore a Zanardi in Verde Matematico del grande Andrea Pazienza "Eppure, caro Zanardi, esistono delle regole che ci vietano di confidare in un miracolo; è assurdo pensare di potersi ritrovare un giorno improvvisamente colti se non si è mai letto un libro, oppure rispettati, quando ci si è sempre comportati ingiustamente. Questi sono miracoli che non possono accadere...così come dal giallo con l'azzurro nascerà sempre il verde, e non il rosa o il marrone...il verde è matematico, ricordalo Zanardi...".
Bisogna coltivarle certe tendenze al bello interiore... come ci si cura delle mani, delle sopracciglia, and so on.

Purtroppo per voi... ci sono state, alla fine, anche le mie banali parole... usate tanto per usarle. Vi lascio alla lettura per la quale vi ho scomodato e per la quale ho richiesto un po' del vostro prezioso tempo.
That's all FOLKS

Un uccello azzurro

nel mio cuore c’è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani dentro, non voglio
che nessuno ti
veda.

nel mio cuore c’è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma io gli verso addosso whisky e aspiro
il fumo delle sigarette
e le puttane e i baristi
e i commessi del droghiere
non sanno che
lì dentro
c’è lui

nel mio cuore c’è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma io con lui sono inflessibile,
gli dico:
rimani giù, mi vuoi fare andar fuori
di testa?
vuoi mandare all’aria tutto il mio
lavoro?
vuoi far saltare le vendite dei miei libri in
Europa?

nel mio cuore c’è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma io sono troppo furbo, lo lascio uscire
solo di notte qualche volta
quando dormono tutti.
gli dico: lo so che ci sei,
non essere
triste

poi lo rimetto a posto,
ma lui lì dentro un pochino
canta, mica l’ho fatto davvero
morire,
dormiamo insieme
così col nostro
patto segreto
ed è così grazioso da
far piangere
un uomo, ma io non
piango, e
voi?

martedì 9 giugno 2009

Charles "Hank" Bukowski detto "Il Grande"


Io Hank lo conosco eccome. Diciamo che ho iniziato a scrivere con cognizione di causa dopo averlo incontrato. È stato un flash. Mai letto niente di simile. Così tagliente, irriverente. Solo un altro alla sua altezza, John Fante che non a caso era uno degli scrittori preferiti di Hank e che lo aveva preceduto di qualche decennio su questa terra. Hank è si il vecchio sporcaccione del suo taccuino, l'essere piuttosto rude dei suoi romanzi e forse anche peggio, ma è anche un grande scrittore capace di umanità, grande sensibilità, capace di dire in una pagina tutto ciò che c'è da dire a differenza di altri che impiegano capitoli interi per dire due concetti. Capace di dire verità che molti hanno timore di esternare. Di distruggere quel sogno americano che alla fine non ha niente di così onirico ed idilliaco. Capace di gigantesca lungimiranza come nel caso della poesia che qui riporto Dinosauropoli, noi (Dinosauria, we).
La cosa bella è che tutto questo lo ha fatto/detto/scritto più di 40 anni fa! Non oggi in cui tutti danno scandalo per farsi vedere... in cui è la norma... dove qualche anno fa si leggeva mezzo passo di Melissa P. e si gridava allo scalpore letterario indignati e tutti pronti comunque a leggere e a consumare! Sorpassata ancora prima di nascere... non di iniziare a scrivere... e pensare che gente come Maurizio Costanzo la invitava pure alle sue trasmissioni come nuovo caso letterario... e vabbè... cosa tocca mandare giù...

Non mi resta che dirti... alla tua salute Grande Hank!
That's all FOLKS!!!

p.s.: segue testo originale

Dinosauropoli noi

nati così
in mezzo a tutto questo
tra facce di gesso che ghignano
e la signora Morte che se la ride
e mentre gli ascensori si guastano
e gli orizzonti politici si dissolvono
e il ragazzino che riempie le buste al supermercato è laureato
e i pesci sporchi di petrolio sputano fuori la loro preda oleosa
e il sole è lì nascosto.

Noi siamo nati così
in mezzo a tutto questo
in mezzo a queste guerre ragionatamente folli
in mezzo al vuoto spettacolo dei finestroni di fabbrica rotti
in mezzo ai bar dove le persone non si parlano più
in mezzo alle scazzottate che finiscono con coltelli e pistole

siamo nati in mezzo a tutto questo
tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire
tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli
in una nazione dove le prigioni sono piene e i manicomi chiusi
in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo

siamo nati in mezzo a tutto questo
in mezzo a tutto questo ci muoviamo e viviamo
a causa di tutto questo moriamo
siamo ridotti al silenzio
castrati
corrotti
diseredati
per tutto questo
questa roba
ci inganna
ci sfrutta
ci piscia addosso
ci rende folli e perversi
ci trasforma in violenti
ci rende inumani
il cuore è annerito
le dita cercano la gola
la pistola
il coltello
la bomba
le dita vanno in cerca di un Dio insensibile
le dita cercano la bottiglia
le pillole
qualcosa da sniffare

siamo nati in mezzo a questa morte dolorosa che incombe
siamo nati in una nazione che da sessant’anni accumula debiti
e che presto non potrà neanche pagare gli interessi su quei debiti
e le banche bruceranno
e i soldi saranno inutili
ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine
resteranno solo pistole e folle di sbandati
la terra sarà inutile
il cibo diventerà un rendimento decrescente
l’energia nucleare finirà in mano alle masse
il pianeta sarà scosso da un'esplosione dopo l'altra
uomini-robot ormai radioattivi si tenderanno agguati
i ricchi e gli eletti scruteranno il mondo da piattaforme spaziali
l'inferno di Dante al confronto
sembrerà un parco giochi per bambini
non si vedrà più il sole e sarà per sempre notte
gli alberi moriranno
morirà tutta la vegetazione
uomini radioattivi
si nutriranno della carne di altri uomini radioattivi
l'acqua del mare sarà avvelenata
i laghi e i fiumi spariranno
la pioggia diventerà preziosa come l'oro
la puzza delle carcasse di uomini e animali
si propagherà nel vento scuro
i pochi sopravvissuti saranno colpiti da nuove spaventose malattie
e le piattaforme spaziali saranno distrutte dall'attrito
dall'esaurirsi delle scorte
dall'effetto naturale del generale decadimento delle cose

e da tutto questo nascerà
il silenzio più incantevole che abbiate mai sentito
il sole resterà ancora lì nascosto
in attesa del prossimo capitolo.

(Testo originale)

Dinosauria, We

Born like this
Into this
As the chalk faces smile
As Mrs. Death laughs
As the elevators break
As political landscapes dissolve
As the supermarket bag boy holds a college degree
As the oily fish spit out their oily prey
As the sun is masked

We are
Born like this
Into this
Into these carefully mad wars
Into the sight of broken factory windows of emptiness
Into bars where people no longer speak to each other
Into fist fights that end as shootings and knifings

Born into this
Into hospitals which are so expensive that it's cheaper to die
Into lawyers who charge so much it's cheaper to plead guilty
Into a country where the jails are full and the madhouses closed
Into a place where the masses elevate fools into rich heroes

Born into this
Walking and living through this
Dying because of this
Muted because of this
Castrated
Debauched
Disinherited
Because of this
Fooled by this
Used by this
Pissed on by this
Made crazy and sick by this
Made violent
Made inhuman
By this
The heart is blackened
The fingers reach for the throat
The gun
The knife
The bomb
The fingers reach toward an unresponsive god
The fingers reach for the bottle
The pill
The powder

We are born into this sorrowful deadliness
We are born into a government 60 years in debt
That soon will be unable to even pay the interest on that debt
And the banks will burn
Money will be useless
There will be open and unpunished murder in the streets
It will be guns and roving mobs
Land will be useless
Food will become a diminishing return
Nuclear power will be taken over by the many
Explosions will continually shake the earth
Radiated robot men will stalk each other
The rich and the chosen will watch from space platforms
Dante's Inferno will be made to look like a children's playground
The sun will not be seen and it will always be night
Trees will die
All vegetation will die
Radiated men will eat the flesh of radiated men
The sea will be poisoned
The lakes and rivers will vanish
Rain will be the new gold
The rotting bodies of men and animals will stink in the dark wind
The last few survivors will be overtaken by new and hideous diseases
And the space platforms will be destroyed by attrition
The petering out of supplies
The natural effect of general decay

And there will be the most beautiful silence never heard
Born out of that.
The sun still hidden there
Awaiting the next chapter.