mercoledì 28 luglio 2010

Amore Amore... ed una altra parola che non mi ricordo

Questa risale al pleistocene della mia "opera letteraria", ovverosia al 2003. Vabbè lo stile è datato e tutto il resto... ma oggi vi tocca questa! Buona lettura!
That's all FOLKS!!!

Amore vestito di nero accompagnato da ritmi jazz

Pericolosi scivoloni su bagnasciuga asciutti e disidratati.
Botte in testa inferte con forza tale
da non sfiorare neanche le idee di chi le ha ricevute.
Scordo tutto quello che dovrei ricordare
e faccio a meno di cose vitali ed importanti a tal punto
che potrebbero salvarmi la vita.
Chiedo rispetto quando non ne do
e mi permetto voli pindarici su vallate nere
che niente hanno di onirico e di sognante.
Unto di burro usato per amare
per fare dolci fragranti
che deliziano sessualmente il palato.
Addento la carnalità
del desiderio che di te provo
mordendo le tue carni
che sanno di un dolce dolore
e di un amaro piacere vorticoso.
Perdo i miei riferimenti fisici e spirituali.
M'addentro in te con fare guardingo:
sto attento al tuo mordere improvviso
e al tuo scattante desiderio di azzannarmi.
Dotati di energia simbolica, rinnovabile e limitata
sediamo sul bordo di una piscina sporca
dove ci facciamo il bagno
senza riluttanza alcuna
sguazzando nel "nostro" sporco
di cui non ci schifiamo.
Dentro di essa siamo liberi
e preoccupatamente contenti
e spensierati.
Siamo indecenti nel nostro agire
e frequentiamo locali in cui una dubbia moralità
si unisce indissolubilmente con un vizio alquanto puro.
Detesto la presa di opposizione che ho preso.
Detesto la mia malavoglia
e il mio orrore per tutto ciò che ritengo
troppo frivolamente impegnato.
Deterioro il nostro rapporto
allontanando la mia bocca da te
e dalle tue orecchie sorde
ma che funzionano più che bene
quando sono io a non parlarti.
Distruggo quello che tu hai cercato di creare tra di noi
perché mi sembra surreale il nostro essere legati
[materialmente troppo.
Detoniamo insieme la bomba che abbiamo costruito
per sancire la fine del nostro amore
tetro e ricercato.
Talmente riservato che non sapevamo neanche noi di amarci:
ci guardiamo ormai da anni
e da lontano vorremmo accennare un semplice saluto.
Ma entrambi siamo solo morti dentro
e vivi solo esteriormente:
caldi in superficie.
Siamo distanti ma ci sfioriamo lo stesso.
Siamo soli,
ma viviamo con una nausea
dovuta alla nostra troppo lunga
e morbosa convivenza con il nulla.
Dotiamo altri di arsenali con cui ferirci
e bandirci dai territori del nostro spirito
e permettiamo loro di svuotarci e di estirparci da noi stessi.
Abbiamo un terrore tale
di riconoscere il nostro amore
che scappiamo scivolando su meccanici elementi mal costruiti
che ci feriscono l'addome
anziché confessare quello che risulta fin troppo evidente.
Non abbiamo appigli fissi
ne alcun motivo per abbaiare
ad una luna troppo pallida e acquosa
che ci guarda piangendo
con un sorriso ambiguo e tendenzioso
stampato sulla bocca.
Doniamo a noi stessi la pretesa
di riuscire a farcela
e di arrivare ad un punto risolutivo
dove tutto è fermo e nulla più si muove.
Doniamo e non pretendiamo più di incontrarci.
E viviamo infelici il nostro amore perso
e mai raggiunto.
Falso e mai veritiero.
Ritorto e contorto
senza che si possa capire cosa ci spinge
a comportarci in modi a noi poco congeniali.
Scorre tutto come acqua salastra
che bagna rive secche di un mare morto
e vagamente infelice di essere quello che è.
Si perde in quello che è il boscoso amore
che noi proviamo per noi stessi.
Per noi stessi e basta.

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